Un quarto di secolo fa arrivava la 916 sulla scena mondiale, portando uno shock nel mondo delle Superbike. 120 gare vinte, 8 titoli costruttori e 4 titoli piloti. Per celebrare tutto ciò, 500 unità in tiratura limitata e numerata. 

 

Correva l’anno 1994. La Apple lanciava il primo Macintosh con il nuovo processore PowerPC, Steven Spielberg vince 7 Oscar per “Schindler's List” e l’Italia vinceva nuovamente il mondiale di pallavolo maschile. In tutto questo Massimo Tamburini, direttore del Centro Ricerche Cagiva, fa debuttare su strada la 916, presentata qualche mese prima a Milano in occasione dell’attuale EICMA. Subito una vittoria, per il momento di stile, con i premi “Moto dell'Anno”.

 

Per festeggiare il 25° compleanno, Ducati ha deciso di realizzare una serie limitata di appena 500 unità, prendendo come base la Panigale V4 S, con l’aggiunta di contenuti sportivi della V4 R. Abbiamo ad esempio un telaio “Front Frame”, frizione a secco e controlli elettronici evoluti (come i Quick Shift up/down EVO 2 e Traction Control EVO 2). 

 

Dal punto di vista estetico, ricorda molto la 996 SBK del Campionato Superbike del 1999, quello con Carl Fogarty, con un gioco estetico tra il rosso e il nero. Nero che lo troviamo nelle carene inferiori, alloggiamenti del proiettore, parte inferiore del serbatoio ed estrattori delle carene laterali. I cerchi in magnesio Marchesini Racing, insieme al silenziatore Akrapovic in titanio e con un serbatoio che si estende fin al di sotto della sella per abbassare il baricentro, completano la parte grafica. Ed ovviamente il logo Shell per un tuffo nel passato. 

 

Da un punto di vista della meccanica, il motore è il desmosedici stradale di 1103 centimetri cubici, disposto in un V4 di 90° a distribuzione Desmodromica, per una potenza di 214 cavalli a 13000 giri/min e una coppia di oltre 120 Nm da 8750 a 12250 giri/min. Con un alesaggio di 81 mm, identico alla Desmosedici GP, ed una corsa di 53.5 mm, il motore è stato progettato per un puro godimento e massima capacità di gestione durante la guida tradizionale. La frizione è a secco, del tipo STM EVO-SBK, in alluminio ricavato dal pieno, che rispetto ad uno a bagno d’olio, è più efficace nell’anti-saltellamento e nelle scalate. 

 

Per quel che riguarda la ciclistica, viene usato il telaio Front Frame, realizzato anche grazie all’esperienza derivata dalla MotoGP. I vantaggi di quest’ultimo sono la possibilità di disaccoppiare la rigidezza torsionale e laterale, al fine di assorbire meglio le sollecitazione della strada, una maggiore stabilità e un connesso maggior controllo più facile e meno faticoso.  

 

L’elettronica è stata perfezionata in maniera maniacale, con un pacchetto elettronico di ultima generazione, che pone le sue basi sulla piattaforma inerziale Bosch a 6 assi (6D IMU – Inertial Measurement Unit) e che comprende il Traction Control EVO 2, Slide Control (DSC), Wheelie Control EVO (DWC EVO), Power Launch (DPL), Quick Shift up/down EVO 2 (DQS EVO 2), Brake Control EVO (EBC EVO) ed Electronic Suspension EVO (DES EVO). Oltre a questo, abbiamo a bordo il kit Ducati Data Analyser+ (DDA+) con un modulo di telemetria molto simile a quello che viene utilizzato nelle gare professioniste. 

 

Il prezzo? Poco più di 40mila, per la precisione 41.900€. Non tantissimo per una moto che ha strettissime parentele con la versione da MotoGP e che vanta di appartenere ad una serie limitata di soli 500 unità. Sicuramente chi l’acquisterà non lo farà come investimento, ma bensì per tenersela per molti anni nel proprio garage. 

 

Credit photo Di Thesupermat - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17774186